Il traguardo non esiste

L'allenamento non è solo una questione di chilometri o calorie, ma un dialogo profondo con la nostra resistenza. Esploriamo il legame tra la fatica fisica e il mito di Sisifo per riscoprire il piacere del gesto atletico quotidiano

Cosa succederebbe se smettessi di correre verso il traguardo e iniziassi finalmente a goderti il peso dello sforzo? Scopri come la filosofia di Camus può rivoluzionare il tuo modo di vedere lo sport e la fatica.


Sei mai arrivato a quel momento, dopo aver tanto corso, sollevato, sudato, in cui la scintilla iniziale si spegne? Le scarpe sono le stesse, la strada pure. E la domanda arriva puntuale, fastidiosa, sincera: “Perché lo sto facendo ancora?”

In questo episodio di ESC prendiamo questa domanda e la portiamo dove fa più luce: dentro Il mito di Sisifo di Albert Camus. Perché se l’allenamento, visto da fuori, sembra un giro a vuoto (parti, fatichi, torni esattamente dove eri), allora forse il punto non è “arrivare”. Forse è imparare a stare nel mezzo. Nella routine. Nel rumore del respiro. Nel gesto ripetuto che, proprio perché non promette scorciatoie, ti costruisce.

Parliamo di corsa come eterno ritorno, di pesi come guerra gentile alla gravità, di benessere come presenza. E di una piccola rivoluzione: smettere di inseguire la vetta e iniziare ad amare lo sforzo.

In fondo, Camus lo dice chiaro: bisogna immaginare Sisifo felice. E se vale per lui… vale anche per noi.

E non dimenticare che, come sempre, c’è la playlist perfetta per riuscirci 😉

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