Una domenica come tante per molti. Una domenica come poche per altri. Migliaia di runner si sono svegliati continuando a sognare ad occhi aperti. L’aria frizzante per le strade di Valencia li ha riportati con i piedi per terra, piedi che di lì a poco avrebbero calpestato per 42 chilometri e 195 metri le strade della città del running.
In mezzo a tutte le migliaia di gambe in movimento c’erano anche le mie. Per la terza volta mi sono ritrovata a correre sulle veloci strade di questa città che nel corso degli anni è rimasta immutata. Quella ad essere cambiata ero io.

Nel 2017 avevo poca esperienza, nel 2022 ho avuto poca fortuna. E quest’anno? Quest’anno ho avuto coraggio. Il coraggio della passione, di chi ci prova, di chi affronta i problemi un passo alla volta. Il coraggio di chi si affida e si fida delle persone che lo circondano. È una questione di scelte. Io ho scelto di provarci e per farlo dovevo crederci. Non sarebbe stato facile e ne ero perfettamente consapevole, ma non è mai facile.
Ricordo benissimo come mi sentivo un anno fa: tesa, insicura e preoccupata. Ricordo che sulle note della canzone dei Black Eyed Peas avevo versato qualche lacrima, ripetendo come un mantra alcune delle strofe.
“Don’t you worry about a thing, ‘cause everything’s gonna be alright, everything’s gonna be alright”
Non era andato per niente tutto bene, ma quella è un’altra storia. Quella di cui sto scrivendo ora è iniziata a Berlino ed è proseguita a Marsiglia. Ho iniziato a scrivere l’ultimo capitolo nel momento in cui ho iniziato a saltellare e alzare le braccia al cielo sulle note di Sarà perché ti amo. Ero nella mia griglia di partenza, circondata da altri runner letteralmente impazziti nel momento in cui si è diffusa nell’aria la canzone dei Ricchi e Poveri.
“Che confusione sarà perché ti amo, è un’emozione che cresce piano piano, stringimi forte e stammi più vicino, se ci sto bene sarà perché ti amo”
È un’emozione che è cresciuta piano piano quella che mi ha accompagnato durante questa mia quattordicesima maratona. Un’emozione che ho rincorso per due volte senza mai riuscire a raggiungere. L’emozione di arrivare a quei 3km finali della gara per poi lasciare che le cose seguissero il loro corso. Farmi sollevare dall’incitamento delle persone a bordo strada e farmi spingere e trascinare dalle loro tifo.
Sara tu puedes.
Io potevo. Io ce la potevo fare. Ho tentennato, al 15° chilometro e poi ancora al 25°, un po’ presto per scontrarsi con il fatidico muro e decisamente troppo presto per essere a corto di energie. Ho titubato, ho esitato ma non ho mai smesso di correre. Durante una maratona ti senti prima benissimo, poi male e poi di nuovo bene. La maratona ti stordisce, non ti fa capire più niente, come Ulisse con il canto delle sirene. Ti ritrovi a fare cose di cui non ti credevi capace e non riesci a fare cose che invece pensavi di padroneggiare senza difficoltà.
Correvo cercando di racimolare energia anche dalla punta delle dita con l’impressione di rimare inchiodata per terra. Mi sembrava di correre sul posto e poter crollare da un momento all’altro come un birillo colpito da una palla da bowling. Ma la verità era che avevo aumentato il ritmo ed ero sempre più vicina al traguardo. 900, 700, 500 metri. La palla da bowling mi aveva schivato ed ero immune al canto delle sirene.
Potevo finalmente avere anch’io il mio lieto fine a Valencia e me lo sono andata prendere. Il finale di stagione che volevo nella città che ho sempre avuto l’impressione non volesse me. La mia terza maratona in questa città mi ha fatto segnare il mio terzo miglior tempo sulla distanza di quest’anno dopoLondraeBerlino.
Un personal best tra milioni di personal best e record segnati da persone fatte di carne, ossa, muscoli ed emozioni. Come quelle di Eliot, Desiree, Amanda, Michael, Ted e Nis e di chi come loro ha corso la sua prima maratona. Di chi come Marie è tornata a correre la distanza regina. Di chi come Ahskan non ha centrato l’obiettivo cronometrico e di chi come Leo ha superato le sue aspettative. Le emozioni di chi come i coach Bastian e Gwen hanno gioito per i risultati dei loro allievi riuscendo a superare nel caso di Gwen la delusione per la sua prestazione, facendo sua la felicità altrui. E infine l’emozione di chi, come Samanta e Stephanie non è riuscito a raggiungere la linea del traguardo. Ognuno si è presentato con un percorso, un obiettivo e un’intenzione diversa.
La maratona è il punto di arrivo e al tempo stesso il punto di partenza di ciascuno di questi percorsi. Una gara fatta di chilometri, sogni e storie.




