Correre alle Maldive

L'instancabile Cristina ci scrive dalle Maldive e in particolare da un'isola dove il turismo è responsabile e attento all'ambiente

Thulusdhoo è una piccolissima isola dell’atollo di Kaafu, Maldive. Come altre isole dell’arcipelago maldiviano, ha tutte le caratteristiche per essere inclusa alla voce “paradiso in terra”: spiagge di fine sabbia bianca, palme, acque cristalline, albe e tramonti mozzafiato e ovunque ti giri l’Oceano Indiano a perdita d’occhio. Ciò che differenzia Thulusdhoo dalle altre isole maldiviane è che non ci sono resorts di lusso e il turismo è di tipo responsabile e perfettamente integrato con la vita dei 1100 maldiviani del posto. Non ci sono strade asfaltate in questo fazzoletto di terra di 0,3 km2 e ne approfitto per andare in giro scalza per spiagge, stradine, moli e negozietti.

Le uniche scarpe che indosso durante la mia permanenza in paradiso sono ovviamente quelle da corsa, che chissà perché qua sembrano essere più leggere che mai! Corro all’alba e al tramonto lungo il perimetro dell’isola che non arriva a coprire 4 km. La costante brezza marina mitiga un’umidità del 70% e aiuta a sopportare la temperatura che oscilla tra una minima di 29 e una massima di 32 ºC. Incontro altri due runners: un maldiviano e un turista che ri-incontrerò varie volte, considerando la brevità del percorso di corsa disponibile. Corro lungo il molo dove ormeggiano piccole imbarcazioni da pesca e passo davanti ad una fabbrica di Coca Cola che dà lavoro a 200 persone e fornisce l’isola di acqua desalinizzata a costo zero. Gli operai entrano ed escono dal cancello sorridenti e alcuni indossano legato attorno alla vita un tipico panno colorato. Le stradine dell’isola sono bianche di sabbia e ciottoli e quasi tutte hanno all’orizzonte uno scorcio dell’Oceano Indiano. Ci sono poche persone in giro e ancora di meno donne: passo davanti a basse casette colorate di giallo, rosa, verde e azzurro e saluto con un cenno del capo i maldiviani che si riposano all’ombra di palme e grandi alberi al dondolio delle sdraio tradizionali maldiviane fatte di legno e corde intrecciate. Durante l’orario delle cinque preghiere quotidiane, alcuni negozi recano l’insegna ‘closed’ e le stradine si fanno ancora meno animate.

Il recupero è anche fatto di ottimo cibo (e non solo)

La tradizione culinaria dell’isola ruota attorno a due ingredienti: cocco e tonno, cucinati in tutte le salse. Pane dolce al cocco per colazione, tonno e cocco essiccato per pranzo, latte di cocco come aperitivo e tonno alla griglia a cena. La prelibatezza delle materie prime e il fatto che il giusto rapporto tra proteine, grassi e carboidrati sia tutto sommato mantenuto fanno sentire meno la monotonia dei pasti. Anche il massaggio balinese che mi concedo per sciogliere i muscoli dalla recente maratona viene effettuato con olio di cocco!

Sì, correre alle Maldive ha un sapore tutto particolare: il luogo si presta facilmente a piacevoli corse dove si svuota la testa e si ricaricano le batterie, il tutto in un contorno di bellezza marina fatta di onde, palme e vento.


Gli altri viaggi di Cristina:

– Correre in Mali
– Correre in Angola
– Correre a Kathmandu
– Correre nel Benin
– Correre a Città del Capo
– Correre in Rwanda
– Correre in Sudafrica
– Correre in Congo
– Correre in Mozambico
– Correre in Madagascar
– Correre a Nairobi
– Correre in Senegal
– Correre alle Hawaii
– Correre a Washington
– Correre in Guatemala
– Correre a Bangkok
– Correre in Myanmar
– Correre in Cambogia
– Correre ad Amsterdam
– Correre in Portogallo
– Correre a Barcellona
– Correre a Ginevra
– Correre a Oslo

 

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