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Correre nel Benin

  • 3 minute read

A Cotonou, Benin, siamo nel periodo delle piogge, per cui la temperatura è molto alta e l’umidità stabile attorno al 90% durante tutta la giornata. La sveglia suona alle 5 del mattino: l’ho messa così presto perché non voglio ritrovarmi a correre boccheggiando per l’opprimente umidità e conseguente mancanza d’aria. Guardo fuori e rimango sorpresa dal fatto che sia ancora buio pesto. La scorsa settimana ero in Angola, stesso fuso orario, e a quest’ora il sole stava già sorgendo. Ci penso su un attimo e realizzo che ancora una volta i fusi orari riescono a fregarmi: nonostante Cotonou sia nella stessa fascia temporale dell’Angola, è molto più a ovest, per cui ha senso che alle 5 non ci sia ancora traccia del sole. Mi rimetto a letto e mi rialzo un’ora dopo.

Scarpe, pantaloncini, maglietta, Garmin e via. Come spesso succede, non ho la più pallida idea di dove andare per cui scelgo una direzione a caso e vado: presto mi rendo conto che la scelta del percorso è dettata dalle condizioni della strada. Ieri sera ha piovuto tantissimo e alcune stradine ai lati della strada principale non sono percorribili perché sono ancora inondate da pozzanghere d’acqua che vanno da un lato all’altro della strada. Ovviamente non ci sono auto o pulmini che si avventurano in queste stradine secondarie: non si sa quanto profonde siano queste pozzanghere ed è meglio non rischiare di finirci dentro per sempre. Nonostante sia domenica mattina presto, la strada principale è già discretamente popolata dei tipici mototaxi zémidjan (o zem) su cui viaggiano fino a 4 persone rigorosamente senza casco. Con piacere, noto che ci sono un sacco di giovani che corrono lungo la strada: la maggior parte di loro indossano magliette gialle o verdi e più che correre sembra che stiano facendo riscaldamento per qualche altro sport. Corrono in piccoli gruppetti di due o tre e decido di seguirli a bordo della strada. Oltrepassiamo dei binari ferroviari chiaramente in disuso, ma non posso fare a meno di guardare sia a destra che a sinistra prima di attraversarli, just in case. Man mano che proseguiamo lungo la strada principale, noto altri giovani con magliette gialle e verdi e mi rendo conto che la strada finisce in una grande rotonda con al centro uno stadio circolare. Attorno allo stadio ci sono un sacco di giovani che corrono e si scaldano: ci dev’essere qualche partita di calcio locale o un grande ritrovo di sportivi della domenica mattina. È un po’ troppo affollato per i miei gusti, così faccio dietrofront e continuo a correre sulla stessa strada principale.

Oltre ai mototaxi, la strada inizia a popolarsi di donne avvolte in coloratissimi panni che ricoprono le gambe, il busto e la testa. Camminano sicure con la schiena ben dritta e qualcuna ha dei bambini per mano. Sicuramente la mia corsa stanca e sudata stride un po’ con il loro portamento così elegante. Alcune mi guardano sorridendo con gli occhi e alcuni bambini fanno ciao con la mano: a entrambi rispondo con un cenno del capo e un sorriso. D’altronde, la loro curiosità è giustificata: non ho visto nessun’altra donna correre qua stamattina. Nel momento in cui penso che le runners in Benin non devono essere molte, ecco che all’orizzonte la sagoma di un runner attira la mia attenzione. La forma del corpo e l’andatura della corsa non ricorda quella di un runner, ma piuttosto quella di una runner: le spalle non sono aperte come quelle degli uomini e la corsa è rigida e solida attorno ai fianchi. Man mano che si avvicina, non ci sono dubbi che sia una runner! La sua maglietta e i suoi pantaloni sono più lunghi dei miei, ha una corsa lenta ma tenace e ha lo sguardo insicuro di chi sta facendo qualcosa al di là della sua comfort zone. È simpatia a prima vista! Quando la saluto, lei risponde con un ‘Bonjour, madame!’ che mi allarga il cuore. Finisco la mia corsa mattutina felice, pensando a quante altre runners invaderanno le strade di Cotonou nei prossimi anni. È solo questione di tempo!

Cristina Lussiana


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