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Correre a Città del Capo

  • 3 minute read

La nostra Cristina è sempre in giro per il mondo. Immagina un flipper: lei è la pallina. Oggi dov’è? A Città del Capo, Sud Africa!


Fatemi salire tutte le scale di questo mondo, ma vi prego, non un solo gradino in discesa. Le gambe sono durissime e le anche bloccate: vista da fuori devo sembrare un automa il cui costruttore ha saltato a piè pari la dinamica del bacino. 42 km e 195 metri: si sentono tutti, ladies and gentlemen, soprattutto a scendere le scale. Come se non bastasse, ho l’aggravante di 14 ore di volo transoceanico con annesso fuso orario a meno di 24 ore dopo la maratona. Oh già! Mi sembra il minimo che sulle scale di quest’hotel di Cape Town, Sudafrica, le mie gambe chiedono il divorzio.

L’unico stretching post maratona che ho fatto è stato in aereo: caso ha voluto che fossi seduta accanto a un altro maratoneta e non ci è voluto molto prima che iniziassimo a darci il cambio per allungare i muscoli indolenziti dallo sforzo della corsa e dalla postura forzata del sedile dell’aereo. A giudicare da scricchiolii e anchilosamenti vari, non credo però di poter qualificare quei quattro stiramenti a 11 mila metri d’altezza come stretching, ma poco importa: sono viva, eccome se sono viva! E sono in una delle più belle città del mondo. Mi sento in pieno diritto di recuperare le migliaia di calorie bruciate per cui nelle cene dopo lavoro ne approfitto per concedermi bontà sudafricane come patate dolci, zucche, carne secca, bistecche di struzzo, pesci grigliati, manghi e mandorle ricoperte di cacao. Il tutto accompagnato da freschi calici di vino sorseggiati davanti all’oceano atlantico con la rassicurante sagoma di Table Mountain alle spalle.

Al quarto giorno di coccole post maratona decido di sciogliere le gambe e tentare una corsetta. Con una scusa declino l’invito di una collega a correre insieme e mi infilo in un taxi. L’ultima volta che ho corso ero in mezzo ad altre 50 mila persone: oggi voglio correre in solitaria! Non é la prima volta che corro a Cape Town e so bene dove andare: dal faro di Green Point parte un bellissimo lungomare che separa l’azzurro intenso delle onde dell’oceano dal verde chiaro dell’erba del parco. I colorati deltaplani che scendono dalle colline vicino al parco fanno da cornice all’intero paesaggio, davvero incantevole. Come se non bastasse, la temperatura è perfetta e c’è anche una gentile brezza marina che aiuta a sentire meno il calore del sole sul viso. Per un attimo sono tentata di sedermi sull’erba a gambe incrociate e meditare, talmente il momento sembra perfetto. Ma poi no, rimango fedele all’altro mio canale di meditazione e parto! I primi metri sono talmente rocamboleschi che penso di essermi dimenticata come si fa a correre. Faccio fatica a coordinare braccia e gambe e qualcosa a livello del bacino limita il movimento dei quadricipiti. Più che una corsa sembra una seduta di fisioterapia di un robot. Cerco di distrarmi: guardo i deltaplani scendere dalla punta della collina, osservo le persone che passeggiano, i runners che sfrecciano, i surfisti in mare, le squadre di canoa un po’ più al largo e i tanti ragazzi che si godono il sole stesi sull’erba. Respiro per bene la fresca aria del mare e rilasso i muscoli del viso scaldato dal sole. A poco a poco le gambe iniziano a girare, le braccia accompagnano e i polmoni si espandono.

Vado avanti così per 7 km, probabilmente i più leggeri che abbia mai corso. Ripenso alle innumerevoli volte che nelle 12 settimane di allenamento mi sono trovata a chiedermi “machicavolomelofafare” senza mai trovare una risposta che mi soddisfacesse davvero. Sorrido pensando a quanto mi sbagliavo quando mi rispondevo che la mia motivazione stava nel voler terminare una maratona. Ripenso a tutta la fatica che ho fatto per arrivare ad assaporare questo momento di pura gioia e capisco che non era il traguardo della maratona che mi interessava, ora lo so. Ciò che inseguivo era questa sensazione di appagamento mista a felicità che provo ora, proprio quando ri-scelgo la corsa e ri-inizio a correre. Il traguardo della mia maratona è qui, ora, su questo asfalto di Cape Town in questo momento perfetto, quando guardo dritto davanti a me, sorrido, e senza paura penso: “Ok, e ora cosa ci aspetta?’.


Cristina Lussiana


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– Portogallo


1 commento
  1. Pietro Paschino ha detto:
    11 Aprile 2017 alle 22:16

    Le tue corse sono sempre uno stimolo a cercare posti nuovi Cristina! Grazie per condividerle con noi! :)

    Rispondi

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