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Correre in Portogallo

  • 3 minute read

Lisbona, 7.30

Sono in vacanza, non c’è motivo di alzarsi troppo presto. Bevo un po’ d’acqua, indosso i vestiti da corsa, allaccio le scarpe e scendo a rotta di collo le ripidissime scale di casa (qualsiasi movimento vale come stretching!), Percorro mentalmente il tracciato di Google Maps e punto verso il lungofiume. Sono indecisa se andare a destra verso il centro cittadino o a sinistra verso il porto. Nessun runner da entrambe le parti ad aiutarmi nella scelta. A caso punto verso destra e inizio a correre sul ciotolato del lungofiume. L’aria é frizzante e il cielo è di un bel blu terso appena velato da alcune nuvole.

Il fiume Tejo è talmente largo alla foce che sembra di correre su un lungomare. Le colline al di là del fiume e il ponte 25 de Abril sullo sfondo mi ricordano che ciò che scorre accanto non è mare aperto, ma un gran bel fiume che dona a Lisbona un tocco di libertà e ampie vedute. Verso il centro cittadino il lungofiume si popola un po’ di più: passo in mezzo alla folla di pendolari che usano il traghetto per raggiungere Lisbona ogni giorno, supero la Praça do Comercio stranamente immobile e calma in questa luce mattutina pre-brulichio di turisti, e proseguo verso il vecchio porto. Davanti a me scorgo un’altra runner e la seguo a distanza mentre attraversiamo insieme i docks semi deserti e corriamo tra magazzini con saracinesche semichiuse, tavolini e sedie di dehors coperti da goccioline di rugiada e un locale che lotta contro la luce di un nuovo giorno sparando musica house a tutto volume. Il ponte 25 de Abril non sembra poi tanto lontano: non dev’essere male attraversarlo di corsa e osservare da lontano Lisbona durante l’amanhecer, ma lo lascio alla prossima volta. Punto dritta a un grande ormeggio di barche un po’ più avanti, faccio dietrofront e rientro verso casa assaporando la calma e vivace atmosfera di questa città al risveglio.

Costa atlantica, 8.00

Scoraggiata dal tempo, dopo una colazione a base di caffè, mandorle e uova, sono tornata a letto. Il vento ulula al di là delle persiane di legno azzurro di questa graziosa pensione di un paesino di 300 anime sulla costa atlantica e rovina i miei piani per il trail running di questa mattina. Sbuffo, indecisa sul da farsi. Guardo le previsioni meteo sperando di trovare un’ora della giornata senza vento, ma nulla: il vento continuerà a soffiare a 20 km/h per tutto il giorno… indi per cui uscire ora o dopo non fa alcuna differenza! E sia! Mi preparo, esco, prendo la strada sterrata a sinistra della pensione e mi inerpico su per le collinette lungo la costa. Folate di sabbia e terra picchiano contro le gambe: noncurante, continuo a macinare km su e giù tra le rocce di questa strada polverosa. Il paesaggio è spettacolare, la giusta ricompensa per aver deciso di uscire nonostante il vento. La terra giallo chiaro su cui corro lascia posto ai lati a sassi grigio-bianchi tra cui spuntano arbusti colorati di foglie e bacche. Qua e là qualche cespuglio più verde ospita secchi fiori gialli che risaltano sulle striature rosse delle rocce. E sullo sfondo, a pochi passi, magnifico, l’oceano blu con le sue onde tumultuose che si infrangono bianche sui faraglioni e le rocce a picco. Due lacrime sugli zigomi mi suggeriscono di offrire al vento meno attrito possibile: tengo la testa un po’ bassa e guardo le punte delle scarpe spingere sulla strada in salita e sollevare polvere ad ogni passo. Chissà quanto tempo ci è voluto ai pescatori portoghesi per tracciare queste stradine lungo la costa atlantica che oggi sono conosciute come Rota vicentina e sono battute da hikers da tutto il mondo. Difficile che avessero previsto il trail running tra i possibili usi di questi percorsi, ma come resistere quando è così facile? Bastano un paio di scarpe e un po’ di forza di volontà per soddisfare la passione per la corsa ovunque si vada, con o senza vento!
Cristina Lussiana


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