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Correre a New Orleans

  • 3 minute read

Benvenuti in un’atipica città statunitense! Dall’architettura del suo French quarter alla vita notturna per strada, dai locali di musica jazz dal vivo alla cucina con sapori creoli, New Orleans trasmette un non so ché di confortevolmente europeo che non ho sperimentato altrove negli Stati Uniti.

La sveglia suona alle 6 e il sole è da poco spuntato. Ho bisogno d’acqua per diluire il mal di testa da troppo alcool della sera prima e ho ovviamente bisogno di una corsa. Nonostante sia il primo novembre, l’inverno non si fa affatto sentire e so che fuori non troverò quell’aria frizzantina di mattina d’inverno che mi aiuterebbe tanto a riprendermi. Mi vesto quindi il più leggera possibile, bevo ancora un po’ d’acqua, esco dall’hotel e mi blocco: ho il cervello annebbiato e non sono sicura in quale direzione andare. Il fiume Mississippi dovrebbe essere a circa 500 metri verso destra, per cui mi incammino verso una strada più ampia che dovrebbe portarmi al fiume. Mi incammino… no, aspetta, sono uscita per correre! Accendo il Garmin, aspetto che prenda il segnale GPS e parto, pensando che stamattina sarà dura ritornare in sé! Le strade del French quarter sono un disastro: forse ho visto qualcosa di simile solo la mattina dopo che l’Italia aveva vinto i mondiali di calcio nel 2006. Sui marciapiedi ci sono mucchi di bicchieri di plastica, bottiglie di birra, avanzi di pizza e patatine, coriandoli e altri oggetti colorati non meglio identificati. C’è un odore dolciastro di birra e vino e se si passa vicino a portoni o angoli di strada, a volte arrivano zaffate maleodoranti. La suola delle scarpe da corsa a contatto con l’asfalto trasmette un suono appiccicaticcio che mi lascia perplessa; meglio non chiedersi che cosa abbiano visto queste strade durante la notte di Halloween. Le uniche persone che trovo per strada sono alcuni senzatetto che dormono avvolti in pesanti cappotti.

La nebbia

Oltrepasso delle rotaie del tram ed entro in un parco che dovrebbe costeggiare il Mississippi, ma del fiume neanche l’ombra. Mi chiedo se ho sbagliato direzione, ma come mi avvicino meglio alla pista pedonale del parco, mi rendo conto che il Mississippi è avvolto in una fittissima nebbia mattutina che non lascia vedere né l’inizio né la fine del fiume. È uno spettacolo spettrale: la nebbia è talmente fitta che alcuni battelli ormeggiati a riva lasciano intravedere appena appena la sagoma e se mi guardo a destra e a sinistra, non vedo nient’altro che nebbia. Prendo una direzione a caso e corro lungo la pista pedonale che costeggia il fiume: non si vede al di là della punta del naso e i pochi runners che incrocio escono dal grigio fitto della bruma quasi come fossero fantasmi. Tra le sagome che si intravedono in mezzo alla nebbia ne riconosco una molto familiare e particolarmente benvenuta stamattina, quella del sole: fa fatica a farsi largo tra la nebbia, ma ho fiducia che prima o poi ce la farà e dissolverà questo strato di vapore acqueo che non mi lascia indovinare quanto sia largo il Mississippi. Proseguo a ritmo leggero, pensando che non è esattamente il paesaggio di cui ho bisogno per rinfrescare la mente e rimettermi in sesto, ma a poco a poco lo sforzo fisico si fa sentire e la fatica entra in circolo, svegliando muscoli e cervello.

Lungo il tragitto per tornare in hotel incrocio diverse macchine per la pulizia della strada e stavolta la suola delle scarpe da corsa trova pozzanghere e acqua a pulire ciò che era rimasto appiccicato all’andata. I pochissimi caffè aperti a quest’ora hanno esposto fuori il menù della colazione: french toasts, uova, bacon, salsiccia, porridge, waffles e beignets. Mi fermo, entro in un caffè dall’atmosfera bohemienne e ordino un coffee to go. Single or double? chiede la ragazza dietro il bancone. Double!, è il minimo che mi ci vuole per dare il via a questa giornata!

Cristina Lussiana


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