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Qual è il senso del trail?

  • 3 minute read

Per uno che fa sport quasi esclusivamente su asfalto è una domanda lecita: qual è il senso del trail? Soprattutto in un periodo come questo in cui la corsa off-road è sempre più diffusa e praticata. Con questa domanda sono andato al Dolomiti di Brenta Trail.

Ci sono gare tutte le domeniche e i trail runner sono tutti diversi tra loro. C’è chi arriva, annoiato dalla strada, per correre più a contatto con la natura e c’è chi vive la natura nella sua interezza, quasi a integrarcisi.
Anche le gare sono molto differenti o – nella sostanza – le montagne sono differenti. Non mi riferisco solamente al panorama, quello è ovvio, ma soprattutto al grado di antropomorfizzazione del territorio; all’impatto che ha avuto la presenza dell’uomo in un territorio che è selvaggio e impraticabile. O almeno dovrebbe.

Sono tornato da qualche ora da Molveno dove, sabato 7 settembre, si è corso il Dolomiti di Brenta Trail. Una gara ricca di contrasti in chiaroscuro.
Da un lato trovi una zona turistica facilmente raggiungibile, perfettamente servita e accogliente: la passeggiata lungolago, il camping, i ristoranti, gli hotel. Dall’altro una montagna selvatica, poco invasa dalla presenza dell’uomo, le Dolomiti di Brenta.

Sei dalla parte opposta di Madonna di Campiglio ma, se vuoi salire, non trovi impianti che ti portano a 2.000 metri senza faticare: devi allacciare le scarpe, prendere i bastoncini e metterti in marcia. È un po’ la differenza tra la e-bike e quella tradizionale: la prima porta in cima tutti, è democratica; la seconda è selettiva e meritocratica. Non c’è giusto o sbagliato; solamente due approcci diversi, entrambi validi. Insomma, credo sia chiaro il concetto, no?!

La gara

Parto dall’assolata Pianura Padana e, in poco più di due ore e mezza, mi trovo agli 864 m s.l.m. di Molveno, accompagnato da pioggia e termometri che segnano 8°C, il 6 settembre! È un caso, ovviamente. Sappiamo bene che, in montagna, settembre può essere caldissimo o freddissimo; o entrambe le cose a distanza di un paio di giorni. Fatto sta che in quota ha già nevicato e gli organizzatori – responsabilmente – decidono di cancellare la gara più lunga da 64 Km e raggruppare tutti i partecipanti nella “breve”: 45 Km con 2.850m D+.

Purtroppo non sarebbe stato sicuro permettere agli atleti di avventurarsi in tratti resi troppo pericolosi dalla neve ma – stupefacentemente (per me) – non sento lamentele. Immagina se succedesse una cosa del genere in una gara su strada: probabilmente ci sarebbe un’insurrezione popolare.
Ma non oggi, non qui, non alla Dolomiti di Brenta Trail. Perché i 700 iscritti (da 22 nazioni diverse) sanno bene che i protagonisti della gara non sono loro; loro sono solamente gli ospiti di una protagonista ben più importante: la montagna delle Dolomiti di Brenta. E il vestito della nostra protagonista è il meteo.

Le condizioni non sono facili: fa freddo, una leggera pioggia cade a intermittenza e alle 6 del mattino inizia a salire la tensione della gara. L’organizzazione è encomiabile: totalmente al servizio degli atleti.
Perché il servizio è fatto e pensato da chi È atleta. Quindi, alla fine, in realtà, si trasforma in una riunione di amici, anche se sono facce mai viste prima. Facce sorridenti, serene, che sanno bene cosa significa “andar per montagne” ed esserne ospiti discreti. Ospiti che si adattano e rispettano le condizioni imposte dalla padrona di casa, senza discuterle in alcun modo.

Nelle parole di Georg Piazza, il vincitore, c’è il riassunto di chi ha vissuto questo trail metro dopo metro: “una gara super tecnica – organizzata davvero molto bene, segnalata benissimo – e, con queste condizioni, era molto difficile. È un percorso molto bello, ti mette alla prova, ha la materia prima per trail running: le Dolomiti di Brenta”.

E per la 64 Km? Ci si rivede l’anno prossimo.

Ovvio, no?!

 

La cover e tutte le foto che seguono sono della bravissima Alice Russolo

© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
© Alice Russolo
1 commento
  1. Andrea ha detto:
    14 Settembre 2019 alle 23:17

    Il trail per me è il miglior tempo che mi possa regalare.. Il trail non è ovviamente solo una gara ma è anche solo una corsa in un bosco o lungo pianori in vallate verdi o sassose.. Il trail è il miglior modo che ho per staccare dalla quotidianità e per stare solo con me stesso.
    Rispetto alla corsa in strada puoi variare molto di più ritmi, terreni, paesaggi.
    Se poi guardiamo le gare da trail rispetto a quelle da strada sono entrambe due discipline faticose anche se in modo diverso e non c’è una che prevale sull’altra.
    Sono tre anni che mi sono approcciato al trail e non tornerei mai indietro. Ho visto posti fantastici e ho conosciuto durante questi viaggi nella natura persone stupende con le quali ho condiviso pochi metri o decine di km.
    Ecco forse questa è l’unica differenza che ho notato tra una gara su strada e un trail. Durante un trail (certo se sei tra i primi, ma non è il mio caso,è un po’ più difficile che succeda) hai più facilmente la possibilità di conoscere gli altri atleti.
    Altra cosa che secondo me è un po’ differente è anche il tifo che fanno ai trail runner. Spesso su strada dai quasi fastidio, se poi corri in mezzo a una città o a un paese, specialmente se vai a bloccare il traffico, non sempre sono tutti contenti e ti fanno festa.
    Io ho la fortuna di correre almeno due o tre ultra sopra i 100 km in montagna e amo vivere queste esperienze che durano anche più di un giorno, vivere la notte, vedere come corpo e mente si aiutano o si ostacolano a vicenda. Girare un angolo e trovarmi davanti montagne, ghiacciai, cascate, ghiaioni.
    Comunque preciso che in settimana corro in città e nel weekend passo al trail.
    A ognuno il suo sport, l’importante è non star fermi a impigrirsi e amare ciò che si fa 😊

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